Nell’Occidente la famiglia, ovvero la comunità in cui vivono i due coniugi con i loro figli, è la forma più comune di unione fin dal diritto romano. La maggior parte delle società non occidentali ha una idea più ampia di famiglia, la quale arriva a comprendere una rete di componenti estesa di persone. Ma vediamo da dove deriva la nostra concezione di unione matrimoniale.

La parola matrimonio deriva dal latino matrimonium, ossia dall’unione di due parole latine, mater (madre) e munus (compito, dovere): il matrimonio era nel diritto romano un “compito della madre”, ossia un legame che rendeva legittimi i figli nati dall’unione.

Nella Grecia antica, il matrimonio veniva sancito con l’istituzione di un contratto fra il padre della sposa e lo sposo, considerato valido solo se i due coniugi iniziavano una reale convivenza. L’usanza di festeggiare con sfarzo le nozze attestava il consenso del padre al matrimonio della figlia.

All’origine, il matrimonio presso i Romani non aveva alcun rito a sancirlo: sufficiente la convivenza cum affectionis. In seguito, con il diritto romano, la coppia di coniugi veniva investita di diritti e doveri sociali attraverso un rito pubblico, utilizzando come il retaggio molte delle formulazioni già consolidate presso culture o religioni antecedenti Roma.

Il matrimonio divenne parte dei doveri del cittadino romano, organizzato dai padri: al momento del fidanzamento, il giovane promesso sposo offriva del pane alla futura sposa che conosceva solo in quell’occasione. Le justae nuptiae (giuste nozze) erano tuttavia riservate ai soli cittadini romani. In tutti gli altri casi, ovvero un cittadino e una non-cittadina, oppure con una schiava, il matrimonio non era riconosciuto, e i figli erano considerati illegittimi.

Una curiosità: la sposa romana il giorno delle nozze era vestita di bianco, il capo coperto dal velarium flammeum (velo di colore arancio) e da una corona di fiori.

Bookmark and Share